VACCINO PFIZER-BIONTECH


È da poco iniziata anche in Italia la somministrazione del vaccino anti-COVID-19 sviluppato da Pfizer e Biontech. Parallelamente, molti dubbi si sono sollevati all’interno della popolazione a proposito di questo farmaco. Con questo articolo cercheremo di rispondere ai dubbi degli scettici.

Per iniziare a parlare di vaccini facciamo un passo indietro sulla linea del tempo, ci ritroviamo nell’antica Grecia… I principi oggi alla base della vaccinazione vennero intuiti per la prima volta dallo storico greco Tucidide, che durante la peste ateniese tra il 430 a.C. e il 427 a.C. osservò come le persone venute a contatto con la malattia e sopravvissute acquisivano una forma di immunità. Tuttavia, per parlare di una vera prima genesi della vaccinazione occorre fare un salto di circa 2100 anni, arrivando dunque al 1716: in questi anni la poetessa inglese Mary Wortley Montagu si trova a Costantinopoli in quanto moglie dell’ambasciatore inglese in Turchia, e abitandovi per alcuni anni viene a conoscenza della tecnica dell’inoculazione. L’inoculazione era una tecnica adibita a contrastare diverse malattie infettive che consisteva nell’inserire nei pazienti del pus prelevato dalle persone infette in modo da far sviluppare una forma di immunità all’organismo, che aveva la possibilità di gestire meglio il patogeno grazie alla condizione di buona salute in cui la procedura veniva svolta, ed al fatto che se somministrata in questo modo la malattia era più mite. Questo metodo venne esportato in occidente da Lady Montagu per combattere il vaiolo, prendendo il nome di variolizzazione. La variolizzazione aveva un tasso di mortalità tra l’1% ed il 2%, decisamente minore rispetto al 20%-30% del vaiolo.

Successivamente il metodo venne migliorato dal medico di campagna Edward Jenner che condusse una sperimentazione somministrando al figlio del suo giardiniere del pus di vaiolo bovino, apprendendo che anche questo metodo forniva l’immunità. Nel 1798 Jenner inviò alla Royal Society un documento intitolato An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolae Vacciniae, descrivendo il suo esperimento e facendo partire la prima campagna di vaccinazione diffusa. Le scoperte di Jenner vennero supportate dal presidente statunitense Thomas Jefferson e da Napoleone, che lodarono il suo operato e diffusero la pratica vaccinale. In questo periodo, a inizio ‘800, iniziarono le prime contestazioni ai vaccini da parte di chi riteneva i rischi della vaccinazione troppo elevati e da parte del clero che riteneva sbagliato somministrare una piaga animale ad un corpo umano. Successivamente, nel 1853, l’Inghilterra condusse la prima campagna di vaccinazione obbligatoria.

Nello studio dei vaccini a Jenner seguì nel 1880 il chimico e microbiologo Louis Pasteur. Pasteur intuì, studiando il colera dei polli, che isolando i virus e privandoli del nutrimento essi si indebolivano, smettendo di essere fatali ma fornendo l’immunità. Su questa base vennero dunque sviluppati altri vaccini. Parallelamente a Pasteur un altro importate microbiologo del tempo diede il proprio contributo: Robert Koch nel 1883 pubblica i postulati della batteriologia, ovvero un criterio di 4 punti per constatare empiricamente se a causare una malattia è un determinato microorganismo. I postulati di Koch sono:

1)Verificare quale microorganismo è costantemente presente nei malati

2)Isolare il microorganismo e coltivarlo artificialmente

3)Somministrare il microorganismo ad un individuo sano ed accertarsi che questo contragga la stessa patologia del microorganismo al punto 1.

4)Isolare di nuovo il microorganismo.

Questa procedura è utilizzata, seppur con una prassi più complessa, ancora oggi.

Detto ciò, dopo i progressi fatti da Louis Pasteur e Robert Koch, la pratica vaccinale si diffonde sempre di più negli stati più avanzati nel mondo e nel 1959 l’OMS inizia a lavorare per sradicare definitivamente il vaiolo, risultato raggiunto nel 1977 con l’ultimo caso registrato in Somalia. Nel 1980 il vaiolo è dichiarato definitivamente debellato.

Nonostante i successi raggiunti dalla vaccinazione la natura presentava ancora un grande ostacolo alla progressione di questa scienza: le mutazioni genetiche. Se infatti per determinate infezioni si era riusciti a creare dei vaccini preformanti, lo stesso non si poteva dire per altri batteri o virus come l’HIV o il virus dell’influenza stagionale. Questa mancanza era motivata dal fatto che i ceppi di queste malattie, al fine di sopravvivere continuando ad infettare altri organismi, mutavano la loro struttura genetica rendendo “obsolete” le difese che il nostro sistema immunitario aveva precedentemente costruito. Ne consegue che per far fronte a questo tipo di infezioni i vecchi metodi non bastavano; a porre rimedio a questo problema sono arrivate le biotecnologie, che con l’avanzamento nella tecnica del tracciamento del codice genetico e la bioinformatica sono riuscite ad elaborare metodi predittivi per sviluppare vaccini che diano all’organismo gli strumenti per riconoscere un patogeno e dunque iniziare a combatterlo.

Tutte le innovazioni avvenute nel corso della storia dei vaccini hanno reso possibile la fabbricazione dell’innovativo vaccino Pfizer-Biontech. Di seguito risponderemo alle più comuni perplessità a proposito.

Il tempo di produzione è stato troppo breve.

Una serie di fattori ha contribuito ad abbassare drasticamente il tempo necessario:

1. Da 1 a 3 anni necessari a reperire i fondi sono stati risparmiati grazie al coinvolgimento di più aziende;

2. Gli studi già condotti su SARS e MERS hanno permesso di risparmiare all’incirca 5 anni di ricerca di un metodo adatto a creare il vaccino;

3. 1 anno è stato risparmiato perché per il Covid non sono necessari studi su colture cellulari;

4. L’enorme interesse nei confronti di questo vaccino ha fatto sì che università e ospedali aderissero subito alla ricerca, accorciando i tempi mediamente di un anno;

5. Delle tre fasi sperimentali, la 1 e la 2 sono state svolte in contemporanea, risparmiando 6 mesi circa;

6. Molti volontari hanno aderito subito alla sperimentazione, accorciando i tempi di un anno;

7. Terminate le sperimentazioni la FDA e la EMA hanno valutato immediatamente il vaccino.

Il vaccino modifica il nostro DNA.

La componente fondamentale del vaccino è un filamento di mRNA (RNA messaggero). Questa molecola è normalmente prodotta nelle nostre cellule a partire dal DNA e ha la funzione di trasferire le informazioni presenti nel DNA dal nucleo ai ribosomi, dove sono utilizzate per produrre le proteine. In questo caso, il filamento di mRNA presente nel vaccino induce i ribosomi a creare la proteina Spike, presente sulla superficie del Sars-CoV-2, in modo da attivare la risposta degli anticorpi preposti e immunizzare così il soggetto. L’mRNA agisce perciò sui ribosomi, non certo sul DNA. L’mRNA non può in alcun modo penetrare nel nucleo e modificare il DNA, non esiste nessun processo biologico che preveda una simile evenienza: è semplicemente impossibile.

Il vaccino contiene sostanze pericolose.

Questi sono tutti i componenti del vaccino:

Filamento di mRNA

((4-idrossibutil)azanediil)bis(esano-6,1-diil)bis(2-esildecanoato)

(ALC-0315)2-[(polietilenglicole)-2000]-N,N-ditetradecilacetammide (ALC-0159)

1,2-distearoil-sn-glicero-3-fosfocolina (DSPC)

Colesterolo

Potassio

cloruroPotassio diidrogeno fosfato

Sodio cloruro

Fosfato disodico diidrato

Saccarosio

Acqua per preparazioni iniettabili

L’mRNA è, come già detto, il principio attivo e la sua funzione è stata descritta. Le preoccupazioni potranno quindi rivolgersi al massimo verso gli eccipienti, ossia le rimanenti sostanze che fungono da veicolo per l’mRNA.Le prime 4 sostanze non sono altro che lipidi utilizzati per incapsulare le molecole di RNA.

Queste capsule lipidiche, dette liposomi, si fondono alla parete cellulare delle cellule rilasciando l’RNA all’interno, per svolgere la sua funzione nei ribosomi.

Le successive 4 sostanze sono sali. Il potassio cloruro è già usato in medicina per trattare la carenza di potassio nel sangue (ipokaliemia) e l’avvelenamento da digitale. Il potassio diidrogeno fosfato è utilizzato anche nell’industria alimentare come antiossidante. Il cloruro di sodio non è altro che il comune sale da cucina e il fosfato disodico (in questo caso diidrato perché legato a due molecole d’acqua) viene usato come addensante in alimenti come i budini.

Il saccarosio infine è il comune zucchero da cucina. Sull’acqua non ritengo che si possano avanzare dubbi in merito alla sicurezza.

Come si può vedere quindi, nelle giuste dosi, nessuno di questi componenti desta significative preoccupazioni.

Il vaccino causa autismo.

Non solo la correlazione fra vaccini e autismo non ha alcuna base scientifica ed è stata smentita universalmente, ma il vaccino Pfizer non contiene neanche conservanti come il Thimerosal, contenente mercurio, e per questo al centro delle accuse dei no-vax. L’assenza di conservanti spiega anche la necessità di conservazione a circa -70°C.

Vi sono gravi effetti collaterali.

Gli effetti collaterali più comuni del vaccino sono assolutamente di lieve entità e si sono risolti entro pochi giorni. L’unico effetto severo riscontrato in meno di una persona su 100 è un ingrossamento delle ghiandole linfatiche, patologia benigna che guarisce autonomamente.

4 persone sulle 30000 sottoposte al vaccino hanno riscontrato debolezza nei muscoli di un lato del viso, la cosiddetta paralisi di Bell, ma questo dato non rappresenta una frequenza maggiore di quello riscontrabile nella popolazione generale (la paralisi di Bell colpisce circa 53 persone su 100000 ogni anno). Questo significa che statisticamente lo stesso numero di persone avrebbero riscontrato la patologia — che comunque guarisce dopo pochi mesi autonomamente nella grande maggioranza dei casi — anche senza la somministrazione del vaccino. Si tratta di un evento così raro che il numero dei colpiti è inferiore al numero dei deceduti durante la sperimentazione: vi sono stati 6 morti durante il periodo di sperimentazione, non causate dal vaccino, tanto che 4 di queste 6 persone facevano parte del gruppo che aveva ricevuto il placebo e non il vaccino (una sostanza senza alcun effetto).

Gli effetti collaterali sono perciò inconsistenti se paragonati ai possibili effetti del COVID-19. Basti pensare che la comune aspirina presenta effetti indesiderati ben più gravi di questo vaccino, anche fatali (es. emorragia gastrointestinale e retroperitoneale ad esito fatale, epatite cronica, scompenso cardiaco, sanguinamento intracranico…).

Inoltre, non essendo basato su virus indeboliti ma semplicemente sul filamento di mRNA codificante una proteina, questo vaccino elimina la minima percentuale di vaccinati che con un vaccino del primo tipo avrebbero sviluppato la malattia. In breve, non è possibile contrarre il COVID a seguito della vaccinazione.

Ad oggi il vaccino è stato somministrato a più di 5 milioni di persone, senza che gli effetti abbiano contraddetto le previsioni dei test clinici.

Vi sono reazioni allergiche gravi.

In casi molto rari si sono verificate reazioni allergiche che hanno reso necessaria qualche ora di assistenza medica dopo la vaccinazione. Queste reazioni si hanno con tutti i vaccini e colpiscono un numero estremamente limitato di persone, allergiche a uno dei componenti del vaccino. Se si è a conoscenza di essere un soggetto allergico è necessario segnalarlo al proprio medico e nella maggior parte dei casi sarà ugualmente possibile eseguire la vaccinazione, semplicemente rimanendo sotto controllo più a lungo del solito dopo la somministrazione. L’intervento in caso di reazione allergica è una pratica comune nei centri vaccinali, ormai eseguita da decenni con i vaccini già in uso.

Non si possono prevedere gli effetti a lungo termine.

Sebbene nessuno sia in grado di provare con assoluta certezza che non vi saranno effetti a lungo termine, gli effetti significativi nello studio dei vaccini avvengono nei primi due mesi successivi alla somministrazione. Durante questo periodo gli effetti sono stati studiati ed è altamente improbabile che si riscontrino effetti degni di nota successivamente a questo periodo [1]. Sperimentazioni su vaccini simili sono state eseguite fin dal 2017 e, anche se su campioni limitati, non hanno mostrato alcun effetto a lungo termine [2].

In ogni caso, i possibili effetti indesiderati del vaccino non sono minimamente paragonabili a quelli del COVID-19, che presenta in alcuni casi effetti a lungo termine decisamente preoccupanti.

Uno degli effetti più temuti in rete è quello sulla fertilità, in particolare quella femminile. Nel documento dell’Agenzia Europea per i Medicinali si legge chiaramente che «gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti di tossicità riproduttiva». Il fatto che il vaccino possa generare una risposta immunitaria contro la placenta, teoria circolante in rete, è stato smentito dalla comunità scientifica. L’unico motivo per cui è richiesta più attenzione per la somministrazione di questo vaccino nelle donne in gravidanza è il fatto che non sono stati condotti test su di loro. Non ci sono al momento motivi per pensare che questo possa risultare dannoso, si tratta solo di un’ulteriore cautela, cosa che dimostra ulteriormente la scrupolosità del processo di approvazione del vaccino.

Per concludere, a un’analisi attenta dei dati forniti, il vaccino non presenta alcuna criticità. I dubbi sollevati in rete, se in buona fede, sono legittimi, ma derivano dalla scarsa conoscenza delle procedure e dei meccanismi di azione di un vaccino. È normale non conoscere questo ambito, non tutti sono ricercatori, ed è perciò normale sviluppare perplessità di fronte ad alcuni aspetti. D’altronde, la scienza non si impone con l’autorità, ma si deve cercare di spiegarla. Con questo articolo ci siamo proposti proprio questo: analizzare in profondità questo vaccino per rispondere ai dubbi delle persone. Crediamo di aver dimostrato punto per punto la sicurezza di questo farmaco. Tutte le informazioni sono verificabili sul sito dell’EMA.

Il vaccino è l’unica speranza per uscire da questa pandemia, per poter riabbracciare i propri affetti, per tornare a scuola, risollevare l’economia, tornare a fare sport, incontrarsi, festeggiare e vivere normalmente. Dopo quasi un anno di sacrifici e sofferenze, di separazioni e isolamento, dopo  77.291 morti solo in Italia ed oltre 1,86 milioni nel mondo, la scienza ci offre la possibilità di tornare a vivere pienamente: non possiamo rischiare di ostacolare la nostra salvezza per mancanza di informazione.

Articolo di Jacopo Giurgevich della redazione Il Canzoniere di Igor e Lorenzo Michelangeli della redazione L’Urlo del Beccaria

Note:[1]: dotto. Alieen Marty

[2]: prof. Roberto BurioniLe informazioni sui tempi di sviluppo del vaccino sono state prese da pulsemed.

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