Un incontro inaspettato

Camminando per le strade di Firenze, Manzoni, perso nei propri pensieri, immaginava che sarebbe stato interessante andare a visitare la tomba del grande scrittore fiorentino Boccaccio. Infatti era da un po’ di tempo che desiderava recarvisi, poiché da quando aveva iniziato a scrivere era sempre stato incerto del suo operato. Pensava infatti che il suo ultimo romanzo, i Promessi Sposi, presentasse troppe digressioni. La chiesa dei Santi Jacopo e Filippo si ergeva davanti a lui, nella sua semplicità, avvolta da un’atmosfera tranquilla. Dopo essersi guardato intorno, entrò e si avviò verso la tomba. La chiesa era vuota e silenziosa, si udiva il solo rimbombo della sua voce che leggeva le iscrizioni su di essa. Ad un tratto gli parve di intravedere qualcosa aggirarsi nell’ombra. La figura di Boccaccio stava avanzando verso di lui. In un primo momento si sorprese e pensò fosse frutto della propria immaginazione; figuratevi la sua espressione quando il fantasma iniziò a parlargli, oltretutto in un modo che trovò piuttosto raffinato. “Buon pomeriggio a lei, signor Manzoni” disse il fantasma “Attendevo la sua visita da tempo.” Il visitatore rimase senza parole, cosa avrebbe potuto rispondere? “Come mai tanto stupore? Sono qui per aiutarla.” A questo punto Manzoni prese coraggio e chiese come facesse a sapere che aveva bisogno di aiuto. Boccaccio allora rispose: “Sa, ci si parla tra scrittori e personaggi…”. Allora Manzoni, non capendo il motivo di tanto mistero, chiese spiegazioni. Boccaccio iniziò quindi a raccontare: “Giusto qualche giorno fa mi aggiravo tra le anime quando mi imbattei in una mia vecchia conoscente, Lisabetta da Messina. Ella mi raccontò che qualche giorno prima aveva incontrato Lorenzo, il suo amato. Disse che quell’incontro l’aveva scossa, e aveva fatto riaffiorare vecchi ricordi tristi. Così Lisabetta si era recata da Federigo degli Alberighi. I due, avendo avuto entrambi un’amore infelice, avevano legato particolarmente da quando si trovavano nel mondo degli spiriti. Ebbero così una lunga conversazione. La ragazza, afflitta dalla malinconia, raccontò a Federigo dei bei giorni passati, in cui aveva conosciuto Lorenzo, ma poi cominciò a parlare della crudeltà con cui i fratelli le avevano sottratto l’amato, uccidendolo. Nonostante le difficoltà, Federigo, infine, era riuscito a sposare la sua amata, mentre a lei restava solo il ricordo di Lorenzo.” Manzoni, ripensando al suo romanzo, a questo punto intervenì: “Tutte queste peripezie amorose mi ricordano il complesso amore tra Renzo e Lucia. Un amore che, benché abbia affrontato molte difficoltà, ha trovato un lieto fine. In tutta la storia la Provvidenza ha continuamente vegliato sui due innamorati, guidandoli e aiutandoli nelle loro scelte.” Il fantasma di Boccaccio si corrucciò ed esclamò: “Baggianate! Non esiste la Provvidenza, esiste solo la sorte. La fortuna è cieca, non c’è nulla che controlla gli avvenimenti, tutto è affidato al caso. È l’uomo stesso che può scegliere come comportarsi in base alla sorte che gli capita. Di recente ho anche incontrato Andreuccio, mio caro amico. Seppur il caso gli sia stato sfavorevole, infine è riuscito ad approfittare della sorte nel momento giusto. Inoltre mi ha riferito che il giorno precedente aveva discusso con la tua cara Lucia sullo stesso argomento. Così mi sono recato da lei e le ho detto le stesse esatte cose che ho riferito a te in precedenza.” Manzoni allora ribattè: “La mia cara Lucia avrà sicuramente raccontato ad Andreuccio di come la Provvidenza, non la sorte, l’abbia aiutata a ricongiungersi con Renzo, il quale ha rischiato addirittura di prendersi la peste durante le sue disavventure. La Provvidenza ha avuto un ruolo fondamentale nel proteggerlo per far sì che i due innamorati si ritrovassero. Egli non ha avuto la possibilità di scegliere se far parte dei contagiati o meno, ma una potenza superiore a noi tutti lo ha scelto per lui.” “Anche tu hai conosciuto la peste dunque?” chiese Boccaccio. “No, non ho vissuto questa piaga, ma l’ho studiata a lungo durante la stesura del mio romanzo, per scriverlo nella maniera più veritiera possibile. “Io invece l’ho conosciuta molto bene.” Disse Boccaccio “Ho vissuto in quell’epoca, quando i servi morivano per il desiderio del guadagno e le madri abbandonavano i figli alla malattia. Fu il periodo più devastante della mia vita, certe cose non si dimenticano mai. Proprio per questo il mio libro inizia con la descrizione della peste, per ricordare questa tragedia. Io sono convinto che la Provvidenza non esista perché nessun essere superiore potrebbe infliggere tali atrocità a noi esseri umani”. “Anche io ho raccontato la mia epoca, ma poiché mi era impossibile farlo in modo esplicito, ho usato un espediente. Ho raccontato la mia epoca attraverso un’altra, paragonando la dominazione spagnola a quella austriaca”. A questo punto Boccaccio, ricomponendosi, cercò di ricondursi al discorso principale: “Che noia essere uno spettro, oscillo tra il mondo dei vivi e quello dei morti, senza appartenere a nessuno di essi. La mia casa è nel mondo delle anime, dove il caos regna sovrano e l’identità della persona a poco a poco si dissolve e svanisce.” “Io conosco qualcuno che potrebbe comprendere la tua situazione.”, gli confidò Manzoni, “Egli anche nel mondo dei vivi non riusciva a trovare se stesso e aveva perso la sua identità nelle sue opere crudeli. Finché egli un giorno incontrò Lucia e si redense.” “Starai forse parlando dell’Innominato?”, chiese Boccaccio d’un tratto. “Certo, ma come fai a conoscere questo personaggio?” chiese Manzoni sorpreso. “Di recente l’ho incontrato per le vie del mondo ultraterreno, e mi ha molto colpito sentire la storia di come egli abbia ritrovato se stesso. Ascoltare la sua esperienza mi ha dato uno spunto per riflettere sul mio percorso e domandarmi dove mi abbia portato la vita. È stato proprio egli a comunicarmi i tuoi problemi. Il mio consiglio è di ritrovare te stesso per poter completare al meglio le tue opere: se sai cosa vuoi scrivere, lo scriverai al meglio.” Dopo queste parole calò un silenzio di riflessione e si era ormai giunti al termine del dialogo. Allora Boccaccio disse: “È stato un piacere conoscerla, ma sento che il mio tempo sta per concludersi ed è arrivata l’ora di salutarsi. Arrivederci.” E con ciò la figura di Boccaccio svanì come era venuta. Così Manzoni si avvio verso l’uscita della chiesa e si voltò un’ultima volta prima di chiudere il portone. Sulla strada del ritorno continuò a pensare allo strano incontro e si soffermò a riflettere: ‘È assurdo come i nostri percorsi siano stati così diversi eppure infine si siano incrociati.”

Ginevra redaelli
Mariavittoria dimartino
Giulia Beonio brocchieri
Annalisa Lei(disegno)
Beatrice Rainis
Ciarrocca Syria