Trump, disinfettante e libertà

Fra le tante conseguenze del virus, una delle più spaventose è lo stato di incertezza e crisi sociale che sono scaturite dal combattere un nemico invisibile. Lo spavento e lo smarrimento dei cittadini sono stati acuiti inoltre dal bombardamento mediatico e dal disaccordo fra gli stessi membri della comunità scientifica, che ancora oggi dibattono, nel tentativo di capire l’origine del virus. Molto indicativo è in questo senso il caso di Montagnier, virologo premio Nobel per la Medicina, che sostiene che il virus sia in realtà stato creato in laboratorio partendo da un ceppo di HIV. L’opinione di Montagnier, subito smentita dalla comunità scientifica, si aggiunge alle tante altre teorie complottistiche che in questo periodo si stanno diffondendo con rapidità, soprattutto grazie a internet e altri canali mediatici.

La dichiarazione di Trump del 24 aprile

La situazione richiederebbe molta scrupolosità e attenzione per non saltare a conclusioni affrettate, che alimenterebbero solamente la disinformazione e il panico generale. Ciò non ha impedito al presidente degli Stati Uniti d’America, una delle persone le cui parole hanno la risonanza mediatica più grande del mondo, di suggerire soluzioni completamente antiscientifiche al problema: un’iniezione endovena di disinfettante o l’uso di luce ultravioletta.

Probabilmente, durante la conferenza stampa del 24 aprile, non era intenzione di Trump suggerire l’iniezione di comune disinfettante per mani, ma di una sostanza sperimentata in laboratorio con proprietà sterilizzanti simili, che non fosse letale per l’uomo. Ciò non toglie che la proposta, in ogni caso, non avesse nessun fondamento scientifico: si basava solo sulla constatazione dell’efficacia del disinfettante per uccidere il virus sulle superfici esterne. Meno ambigua e più seria sembrava invece essere la proposta di provare ad utilizzare i raggi UV sulle persone come cura. Anche questa affermazione si basava sulla constatazione (non scientificamente provata) dell’efficacia del caldo sui virus, che per il principio di induzione si sarebbe evidentemente dovuta estendere anche ai raggi ultravioletti, letali per l’uomo.

Purtroppo, nelle 18 ore che sono seguite alle dichiarazioni del presidente, ci sono stati circa 30 casi di avvelenamento da disinfettante. Molti membri della comunità scientifica e delle case farmaceutiche si sono affrettati nel far sapere che un simile trattamento sarebbe stato ovviamente letale per l’uomo. Difatti, ore dopo, Trump stesso, resosi conto della pericolosità delle sue affermazioni, si è smentito dicendo che si trattava di una “proposta sarcastica”.

I pareri antiscientifici di Trump

Non è la prima volta che Trump propone soluzioni antiscientifiche a problemi di enorme portata. Nel 2019, per risolvere il problema dell’Uragano Dorian che stava per abbattersi sulle coste delle Bahamas, il presidente propose di lanciare dei missili nucleari nell’occhio del ciclone. Ovviamente ciò non solo non avrebbe fermato l’uragano, ma avrebbe anche portato alla diffusione di scorie radioattive in tutto il centro America. Per fortuna, questo piano non venne preso in considerazione dai vertici militari. Fra l’altro in quella occasione Trump comunicò erroneamente via social che l’uragano stava per abbattersi in Alabama, e non sulle Bahamas, nonostante nessuna stazione metereologica avesse confermato o condiviso questa informazione. La notizia, che ovviamente ha gettato tutto lo stato dell’Alabama nel panico generale, è stata smentita venti minuti dopo dal NWS di Birmingham, centro meteorologico dell’Alabama.

Un’altra famosa posizione antiscientifica di Trump è il negazionismo climatico. Contro le evidenze della comunità scientifica, il presidente crede infatti che il riscaldamento globale non sia una conseguenza dell’attività dell’uomo sul pianeta, ma che anzi si tratti solo di una falsità inventata dagli scienziati cinesi per minare gli interessi economici americani. Nel 2017, coerentemente con le idee della campagna elettorale di Trump, gli Stati Uniti sono usciti dagli accordi di Parigi, che disciplinavano le emissioni delle attività industriali e stabilivano gli obiettivi ambientali minimi che ogni paese avrebbe dovuto raggiungere.

L’assoluta irragionevolezza di alcune proposte del presidente è testimoniata dal fatto che gli stessi vertici militari e i burocrati tendono a ignorare i consigli di Trump durante i briefing di stato. Prima delle riunioni girano a volte, fra i vari uffici, alcune note che invitano i partecipanti a non prestare troppa attenzione ad alcune soluzioni o idee del presidente.

Per rendere un’idea delle dinamiche di queste riunioni e dell’imbarazzo che a volte vivono alcuni suoi collaboratori, si ricorda un briefing con lo stato maggiore del 2017 durante il quale girò una nota nella quale si invitavano i vertici militari a ripetere più volte il nome di Trump per attirare la sua attenzione ed essere ascoltati.

Cause della crisi sanitaria negli USA

Nel frattempo la situazione negli Stati Uniti si sta evolvendo in maniera tragica: più di un terzo dei casi positivi mondiali provengono da lì e 20 milioni di persone hanno già perso il lavoro, e con esso l’assicurazione sanitaria (che in America è spesso inclusa nel contratto di lavoro), rimanendo ulteriormente esposte al virus. Il paese appare spaccato in due metà: da una parte la comunità scientifica, che spinge per attuare misure restrittive, dall’altra la destra repubblicana che invece si rifiuta di bloccare l’attività economica del paese. In una situazione di tale confusione e in cui ogni cosa sembra star sfuggendo di mano, la disinformazione e le dichiarazioni superficiali della classe dirigente aumentano il panico generale.

La principale causa della crisi sanitaria in America è la generale sottovalutazione del pericolo da parte dell’inquilino della casa bianca. L’esempio del presidente ha ovviamente portato anche la popolazione a sottostimare l’infettività del virus, tanto che, mentre in Europa gli ospedali sembravano sull’orlo del collasso, in America le persone si affollavano sulle spiagge o si riversavano nelle strade a protestare per la riapertura totale.

Cuomo, il governatore dello stato di New York, aveva richiesto 30.000 respiratori in previsione del picco della curva che in due settimane avrebbe investito gli USA. Trump, di risposta, gli aveva fornito solo 400 respiratori, ovviamente insufficienti per gestire l’emergenza. Allora, il governatore dello stato di New York, sollecitando ulteriormente il presidente, lo aveva invitato a sfruttare una legge per dare alle industrie un ordine prioritario di produzione di mascherine e ventilatori. Ma questo tipo di provvedimento è stato rifiutato da Trump.

Tuttavia l’impossibilità di prendere misure efficaci per contenere il virus, attualmente, dipende più dalla mentalità e dagli ideali americani. Il radicalizzato liberalismo degli USA porta i cittadini a vedere qualunque intervento dello stato sull’iniziativa dei privati come qualcosa di profondamente lesivo delle libertà dell’individuo. È chiaro quindi che misure come un lockdown o investimenti sulla sanità pubblica, anziché su quella privata, saranno difficilmente accettati.

L’America fu fondata da individui che cercavano la libertà e l’indipendenza economica e politica dalle nazioni europee. I principi di ricerca della libertà e della felicità dell’individuo sono alla base della Dichiarazione d’Indipendenza, ed è per questo che il liberalismo assume una forma così radicalizzata nel pensiero americano. Non è un caso allora che Trump, rappresentante di questo tipo di forma mentis, sia stato eletto presidente nel 2016.

Gabriele Pisani e Andrea Piccolo di Articolo 21