STRAJK KOBIET

22 ottobre. La Corte Costituzionale Polacca annuncia un cambiamento radicale per le libertà delle donne: l’aborto diventerà un crimine contro lo Stato. Più di un mese dopo, le tensioni continuano e si svela un’ombra inquietante sulla libertà di stampa in Polonia.

I video parlano chiaro. Il 23 Novembre Agata Grzybowska, reporter polacca, stava solo facendo il suo lavoro: documentare. Ma la polizia a quanto pare non la pensava così: dopo aver sparato una pallottola di gomma in faccia a un giornalista e aver lanciato delle bombole a gas addosso a dei reporter, è stato il turno anche della Grzybowska. Trascinata lontano dalla manifestazione è stata detenuta per qualche ora con l’accusa di aver “leso l’integrità di un agente di polizia”. Alcuni testimoni hanno però dichiarato che nella realtà dei fatti è avvenuto l’inverso.

La fotoreporter è stata poi rilasciata, ma sono servite le pressioni sia dall’interno del Paese che a livello internazionale. Si è reso necessario l’intervento dell’International Press Institute (IPI), che si occupa di promuovere la libertà in tutto il mondo. 

La libertà appare sempre più sottovalutata ai piani alti della Polonia. Non solo quella di stampa — la fotoreporter ha mostrato chiaramente la sua tessera giornalistica mentre un poliziotto la riempiva di calci –, ma anche quella di poter decidere come agire con il proprio corpo. L’aborto è una libertà: una scelta. Eppure il governo continua a non dare attenzione alle cinquecentomila donne che protestano da un mese, alle ragazze che si ammanettano al Ministero dell’Istruzione a gridare: è un nostro diritto.

Questo fa riflettere considerando che la Polonia potrebbe ricevere fondi da parte dell’UE. Fondi che, però, verranno dati solo nel caso in cui il paese garantisca lo Stato di diritto, ovvero il rispetto di tutte le libertà del singolo da parte del governo del Paese. Il Primo Ministro Morawiecki ha chiesto che la possibilità di ricevere i fondi venga scissa dall’applicazione dello Stato di diritto, un messaggio preciso: la Polonia ha bisogno di fondi ma non ha alcuna intenzione di preservare i diritti umani dei suoi cittadini.

Queste proteste inoltre hanno messo alla luce un dato fondamentale. Il consenso per il governo del PiS, partito di estrema destra attualmente in carica, è sceso di ben 10 punti1, arrivando quindi al 35% di approvazione. Non sono buone notizie per Mateusz Morawiecki, il Primo Ministro polacco. I giovani sono tra i meno convinti del suo operato, in particolar modo le persone dai 18 ai 29 anni.

Le manifestazioni non solo hanno messo sotto i riflettori le donne polacche, i loro diritti e  le controversie del governo polacco; ma ci permettono di vedere un attivismo che cambia, che ingloba diverse cause e punta a cambiamenti concreti.
Caterina Signorini della redazione Il Lucreziano