Quando la realtà bussa alla porta

“E poi il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai. Da me, solo da me, ritorna.” 

– La coscienza di Zeno

Vivere un momento come questo è sicuramente un’esperienza nuova. Mai nella mia vita avrei pensato di sperimentare qualcosa di lontanamente paragonabile ad una quarantena. Fronteggiare una pandemia globale è però un’occasione per riflettere: il tempo di certo non manca.

Mi accorgo adesso veramente di quanto io non sia soltanto fortunato, ma anche tremendamente miope. La mia prospettiva del mondo è sempre stata quella di un ragazzo del nuovo millennio, figlio di un Paese senza guerra, figlio di un’epoca viziata dal suo benessere. Il che, lo voglio sottolineare, è una fortuna impagabile. Ma credere di conoscere il mondo da questa posizione privilegiata è follia pura.

Alcuni animali con un’attività cerebrale particolarmente sviluppata hanno la speciale capacità di imparare dai propri errori. In questo l’uomo è insuperabile. Anche l’istinto animale, che comunque regola le nostre esistenze molto più di quello che pensiamo, passa in secondo piano di fronte all’esperienza personale. È l’esperienza diretta del mondo, quella che proviamo sulla nostra nuda pelle, a plasmare la nostra persona e il modo in cui concepiamo ciò che ci circonda. Per questo motivo è così importante leggere, conoscere altre persone, informarsi: solo nutrendoci delle storie degli altri, e scoprendo altre prospettive del mondo, possiamo tentare di riempire i vuoti che la nostra singola esperienza diretta inevitabilmente ci lascia.

Mi sto accorgendo che non basta.

Credo di non essere stato l’unico colto di sorpresa da questa situazione. Forse più di qualcuno è stato preso alla sprovvista, anche tra chi non avrebbe dovuto esserlo. Questo succede perché in molti viviamo nell’illusione che la realtà non ci riguardi; che la realtà sia solo la realtà degli altri. Che insomma, perché mai dovrebbe accadere proprio a me?

“Facciamo pure che mi prenda il virus, poniamo anche che mi senta male, che mi ricoverino e sì, mettiamoci anche la terapia intensiva. Ma la mortalità è all’1%: devo essere proprio sfortunato!”

È curioso il fatto che tendiamo a porci sempre nella parte “fortunata” della statistica. Da una parte, è un meccanismo che ci salva dall’angoscia esistenziale; ma troppo spesso è un circolo vizioso che ci dissocia dalla realtà.

Ecco, in questi giorni la realtà ha bussato alla porta. Ha fatto capolino dall’ingresso.

“Ehi, se non ve ne foste accorti, ci sono anch’io!”

Chi come me si trova ancora una volta tra i fortunati di turno, non ignori questa chiamata: è un’occasione irripetibile di rendersi consapevoli di cosa ci aspetta nel mondo “là fuori”.

È l’occasione che abbiamo per far definitivamente entrare la realtà nelle nostre vite, e impedirle per sempre di uscire. Altrimenti entrerà a modo suo. Senza bussare.

Dicevo che il tempo per riflettere non manca. Innegabile. Ma siamo sicuri che prima il tempo ci mancasse? Insomma, il tempo è sempre quello. Sono le nostre vite a essere cambiate, le nostre abitudini, la nostra quotidianità. Il tempo è sempre quello; continua a scorrere, per tutti. E il tempo che abbiamo a disposizione non è altro che l’unica vera valuta della nostra esistenza.

Adesso possiamo tutti fermarci, riflettere e vederci vivere. Sospesi in quest’assurdo limbo tra catastrofe e quotidianità, possiamo analizzare le nostre vecchie vite e decidere di imporre sin da subito il cambiamento. Possiamo decidere di prendere in mano la nostra vita ora, che la vita ci attende, e non perdere tempo prezioso ad aspettare che sia lei a ricominciare a trascinarci dove vuole, proprio come accade a Zeno Cosini. Proprio come accade me. E forse anche a te. Rendersi conto del valore assoluto del tempo è il modo migliore che abbiamo per affrontare la realtà senza troppi rimpianti. E quando arriverà la resa dei conti potremo felicemente accorgerci di aver saldato il nostro debito.

Francesco Alfonsi della redazione Gli Innominabili