Narcisismo disfunzionale

L’arte è in sé ciò che di più inespressivo ci sia al mondo; penso all’arte raffigurativa. Anche il più “veloce” quadro futurista è in realtà immobile di fronte a noi, su uno schermo o su una parete, poco importa.

Sentiamo, o facciamo finta di provare per costruire di noi un’immagine che ci elevi ad intellettuali, che qualcosa si innesca. Una scintilla, un pensiero; poi il fuoco. Si risveglia un non so che di ancestrale, paragonabile forse alla gioia smisurata che in una notte gelida l’odore di un fuoco finalmente acceso destava negli uomini primitivi. Guardo il quadro e prendo possesso del mausoleo che mi contiene. Solo allora divento umana, un vorticare di pensieri infuria nella stessa scatola cranica che un momento prima la realtà aveva assopito. Lo sguardo si accontenta del bello, ignorando ogni altra vana e sconclusionata speculazione sulla natura del piacere. Il pensiero, d’altro canto, non demorde e continua a interrogarsi, a tormentarsi, prendendo a morsi lo sguardo incantato, che per tutta risposta si distoglie dalla fatidica tela per posarsi su qualcosa di meno sconvolgente, che restituirà la quiete iniziale al corpo ormai stanco. È però troppo forte la tentazione. Tutto è insignificante di fronte alla maestria che si staglia innanzi a noi. Un lirismo ci pervade, diventiamo poeti. Se soltanto riflettessimo. Il pensiero ha sì interrotto la stregoneria della contemplazione, ma reclamava forse il suo diritto ad essere ascoltato. Il quadro è un ventre sterile che noi tentiamo di riempire. Nessun colore, nessuna forma, soltanto noi. Non c’è nulla che troviamo più attraente del nostro essere. Amiamo l’arte e di questo ci compiacciamo. È l’unico momento in cui amarsi non è sentito come un atto riprovevole. E allora, l’opera d’arte? Arte diventa lasciare spazio a sé, che sia tu l’artista o l’osservatore. Siamo in qualsiasi opera ci piaccia, Narciso emerge e con lui tutta la sua bellezza. Questa volta, però, non cadiamo nello stagno di viscide e barbute parole insulse, che ci sospingono ad abbracciarci in tutta la nostra magnificenza.

Sono vicinissima, vedo ogni mio lineamento nelle pennellate rigonfie di pittura, sfioro per un attimo la superficie del mio volto riflesso per incamerare l’attimo di estasi che mi prometto di custodire con cura.

Poi scatta una sirena che perfora i timpani e tutti mi additano. Cristo santo, ho fatto scattare l’allarme!

Annalaura Costantino -Il Severino, Voghera