Moldavia: in bilico tra Oriente e Occidente.

L’uno novembre, in Moldavia ci sono state le elezioni, per i cittadini non si è trattato soltanto di scegliere un candidato piuttosto che un altro, ma di definire la posizione geopolitica del loro Paese: è stata una scelta che ha determinato un orientamento a Occidente o ad Oriente e che comporta dunque l’assorbimento di tutto quel sistema ideologico cui i due schieramenti fanno riferimento. Gli elettori moldavi si sono trovati di fronte ad un bivio, che avrebbe fatto pendere il Paese verso l’Europa o verso la Russia. I favoriti, esponenti principali delle due fazioni, europeista ed euroscettica-filorussa, erano Maia Sandu e Igor Dodon, ex presidente. Il primo dei due partiti si fan promotore di un’ideologia che si oppone alla dilagante corruzione della casta politica e giudiziaria e alla dipendenza dalla Russia. 

Bloccata due anni prima dalla sfiducia del parlamento proposta del suo avversario delle appena avvenute elezioni Igor Dodon, Maia Sandu stava tentando di varare una serie di riforme che intervenissero circa la questione giudiziaria e arginassero occasioni di corruzione. E’ oggi pronta, dopo la vittoria, a riprendere in mano i suoi vecchi programmi, con l’obiettivo di risanare la situazione finanziaria e istituzionale interna che avrà inevitabilmente ripercussioni su alleanze commerciali e politiche estere. Primo tra tutti il riavvicinamento all’UE: è questo uno dei punti salienti del programma della Sandu, poiché, successivamente a un progressivo potenziamento delle istituzioni giudiziarie e dunque a un successivo allineamento della Moldavia ai parametri dello stato di diritto (forma di Stato che assicura la salvaguardia dei diritti e delle libertà dell’uomo), l’Unione Europea stanzierà delle somme di denaro che ne assicurino e ne incentivino lo sviluppo economico. Parallelamente lo Stato, in un clima di serenità politica e tutela della democrazia, potrà offrire dei servizi che trasformino il terreno del Paese da povero a fertile e dunque fonte di investimenti. Tuttavia le sovvenzioni dell’UE sono disponibili solo a patto che sia presente un politico, intermediario tra gli interessi dell’Europa e della Moldavia, che si dimostri attento a fruire in modo oculato di quelle somme di denaro per promuovere una crescita plurilaterale e impedisca che tali fondi vengano depauperati, dispersi tra le pieghe della corruzione. Igor Dodon, con il suo atteggiamento spiccatamente filorusso e dittatoriale, con la sua incapacità di dialogare con l’UE e di predisporre un piano economico e di politica estera bilanciato, ha congelato, con conseguenti danni economici, tutti i rapporti diplomatici. Permangono attivi esclusivamente quelli con la Russia, in nome di un’apparente affinità ideologica, che nella realtà hanno reso la Moldavia un suo semplice feudo. Il malcontento sociale si era aggravato nel momento in cui Dodon non aveva saputo tracciare un progetto di rilancio e valorizzazione delle potenzialità del Paese, sprecando le sovvenzioni del Fondo Monetario Internazionale e rivelandosi poi coinvolto nella sottrazione di denaro alle banche moldave. L’ex Presidente, dalla censura all’allontanamento dell’UE, ha tutelato più gli interessi di Putin che quelli del suo Paese, gravitando senza la minima opposizione nell’orbita russa. Copione che peraltro ripete quanto accaduto con Machado e Batista a Cuba, piccolo stato considerato dagli USA come il giardino di casa. 

Maia Sandu, invece, si presenta come espressione di un movimento che ha la seria volontà di introdurre uno stato di diritto a tutti gli effetti, un’autonomia della Moldavia e un avvicinamento ai modelli europei, sinonimo della ricerca di una garanzia di benessere e di un’architettura giudiziaria funzionale e non arbitraria. Il suo partito, Azione e Solidarietà, tenta di virare l’andamento autoritario e filorusso, per imprimere uno stampo liberale e democratico che risollevi la nascita di piccole e medie imprese. Infatti, Maia Sandu ha tra le mani un programma che può davvero purgare la classe corrotta, che, bisogna sottolineare, vive a spese dei cittadini moldavi, e rimediare alla mancanza di solidarietà da parte dello Stato, gettando le fondamenta di una nuova Moldavia, a fianco dei Paesi europei. 

L’UE si dovrebbe sentire soddisfatta di essere divenuta paradigma di equilibrio, democrazia e giustizia, modello cui aspirare e rifarsi. La Sandu ha confermato, con il suo comportamento, che l’Europa è emblema di uno stile di vita democratico, caratterizzato da libertà d’impresa e possibilità lavorative, rispetto dei diritti umani e ricerca del benessere per i suoi cittadini.  Noi Italiani, come partecipanti dell’Unione, dovremmo essere orgogliosi di ciò che, seppur con fatica, abbiamo costruito. Più che un agglomerato di Stati spesso in disaccordo, più che un sistema egemonizzato e corrotto, come dicono i nazionalisti, evidenziando le falle e oscurando i vantaggi, l’Europa ha dato origine ad un modello di efficienza, solidarietà e giustizia, che attira dentro alla propria trama di valori molte altre realtà in questo momento ancora fragili politicamente ed economicamente. In un certo senso, la nostra bella Europa è un monito rivolto a tutti i cittadini del mondo a riscattarsi, un monito per mostrare loro ciò di cui hanno diritto di disporre ed usufruire. Siamo il baluardo, il lume che si oppone alla miseria e alla disumanità. Un’Europa che ha fieramente tradito il suo periodo nero, un’Europa che si sta ricostruendo dalle macerie degli orrori che ha commesso, fondando ogni sua costituzione sulla denuncia di quegli atti, sulla memoria e sulla critica. Un’Europa che insegna che la democrazia esiste. Siamo riusciti a realizzare un progetto complesso, che spesso ci pare ammaccato e che, a volte, viene fatto apparire quasi come un rottame che grava su di noi con tutto il suo peso e ci affonda, invece che sostenerci. Non nego che anche l’Europa sia in realtà lontana dal modello che rappresenta: è danneggiata infatti da un’unità precaria, che ci lascia soli; frazionata da decisioni in cui spesso non si riescono a trovare accordi comuni, a ideare misure eque che non penalizzino nessuno dei componenti lasciati ai margini. Tuttavia, ciò che non è perfetto, si può perfezionare, limare e aggiustare; ma l’idea dell’UE, di Stato modello, non deve crollare, anzi, deve stringersi attorno ai suoi valori e cimentare una nuova coesione, più solida ed efficiente di quella di prima, per essere all’altezza di ciò di cui è emblema. Perciò non dobbiamo dare adito a grida nazionaliste, non dobbiamo dare voce a chi continua a screditare ciò che con fatica è stato assemblato: distruggere l’Europa significa distruggere un sogno, una promessa, significa distruggere quel faro che guida gli Stati verso la democrazia, verso un assetto migliore. Quel faro che ora guiderà la Moldavia verso un nuovo scenario di rispetto, giustizia e equità, sotto le direttive della presidentessa Maia Sandu. 

Davide Bonacina della redazione Cassandra