MES, il sovranismo ne approfitta?

Il Mes è divenuto una nuova occasione di scontro, un perfetto campo di battaglia tra chi vuole assumere posizioni contrarie all’europeismo e chi invece lo sostiene. Un dibattito che di fatto esonera dal Mes stesso, per lambire una discussione più ampia, riguardante la sovranità nazionale e il peso che possono avere nell’alterarla le istituzioni internazionali.  Innanzitutto, bisogna avere una visione sinottica e nitida su cosa sia il Mes e in cosa consista la modifica, ora approvata dalla Camera. Sono sicuramente argomenti complessi, che non mancano di includere tecnicismi, e che, in un processo di semplificazione e divulgazione in piazza, possono facilmente essere snaturati e strumentalizzati per produrre degli schieramenti netti. Questa polarizzazione, determinata dalle manipolazioni populiste, non favorisce una riflessione che prenda in considerazione tutte le varie e articolate sfaccettature del caso, ma si ferma ad un’analisi superficiale e scorretta, senza quindi soddisfare il quadro informativo di cui un cittadino dovrebbe disporre.  

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, nato durante il default greco come paracadute, è un organismo che interviene nel momento in cui uno stato non è in grado di rimborsare coloro che hanno sottoscritto i titoli di stato o bond. È una sorta di cassa comune a cui attingere quando si è sull’orlo di una crisi finanziaria. Il meccanismo si muoverebbe secondo una duplice finalità: da una parte affinché possa avvenire una ristrutturazione economica del paese colpito, dall’altra funziona come una sorta di cuscinetto e ammortizzatore che impedisca che la crisi dilaghi e l’euro perda di valore. Una misura che dunque prende in considerazione la collegialità dei membri europei e gli interessi che li unificano. A un aspetto così positivo, e forse un po’ edulcorato, vanno affiancate le modalità con cui viene prevista la ristrutturazione: attraverso gli hair cut, in sostanza i tagli ai creditori, ovvero coloro che avevano sottoscritto i bond. Non solo gli investitori, ma l’intero paese ne risulterebbe penalizzato, dai trasporti alla sanità, piagato da tali restrizioni, volte a un risanamento economico. 

Il dovere degli hair cut viene sancito nel Memorandum, visto dai sovranisti come l’intromissione illecita nelle questioni più interne del paese da parte dell’organismo internazionale: una violazione della sovranità. Sicuramente il famigerato Memorandum dirime delle disposizioni molto rigorose che modificano l’assetto economico di un paese, il quale, però – ricordiamolo – non è più in grado di sostenere il debito pubblico e si trova in una situazione di precarietà. E a oggi possiamo dire che l’intransigenza e il pugno di ferro applicati in suddetti casi abbia dato buoni risultati, come per esempio nel Portogallo. I sovranisti si sono arroccati su quanto sia illegittimo delegare le proprie decisioni economiche a un sistema internazionale, mancando di contestualizzare tale delega e senza sottolineare la necessità assoluta di tagli per rendere sostenibile la spesa pubblica.  

Capito questo e compreso quanto sia errato portare un simile argomento macchinoso in piazza, bisogna prestare attenzione a tutti quei tasselli proposti per modificare e migliorare in efficacia lo strumento del Mes e rimuovere quei frammenti che ne rallentano l’attuazione. Secondo la modifica, approvata qualche giorno fa dalla Camera, il Mes non sarà utilizzabile solo nelle emergenze e verrà introdotta la cosiddetta Linea di credito precauzionale. Tale procedura si basa su un principio di prevenzione, applicabile in una situazione di debito contenuto. La conseguenza è che viene ammorbidita anche l’intransigenza del Memorandum, sostituito infatti con una lettera di intenti; questa semplicemente, senza essere troppo vincolante, suggella il rispetto delle regole di stabilità e l’impegno da parte dello Stato di ripristinare, fruendo di tali fondi, un’economia stabile. Sostanzialmente vengono smorzate tutte quelle clausole che rendevano il Mes uno strumento pericoloso, a volte una possibile “zappa sui piedi”, cavallo di battaglia di Salvini e Meloni. Chi è contrario al Mes e utilizza le argomentazioni precedenti, che gonfiano il rischio di adozione di suddetto meccanismo, continua ad occultare e sommergere gli sforzi fatti per limare un tale arnese e renderlo da un lato più rapido e tempestivo, dall’altro meno rischioso. E inoltre elide una riflessione su quanto sia effettivamente significativo il gesto di creare un sistema finanziario di salvataggio comune: esso infatti evidenzia una nuova coesione europea e una vicinanza, dettata dall’euro, che ci coinvolge inevitabilmente nei destini degli altri paesi dell’Unione. Il Mes è frutto di un accordo collettivo, che rivolge uno sguardo alla totalità dell’UE e dimostra la nascita di un pensiero e di una coscienza non limitati ai propri confini: quella internazionale. Il primo gradino per costruire un solido collante all’interno della nostra organizzazione. Lo spaccato politico odierno ha visto il Pd schierarsi a favore dell’europeismo, Lega e Fratelli d’Italia assumere posizioni euroscettiche, mentre i Cinquestelle si sono spalmati su ambe le posizioni. 

Ritengo sempre utile l’esistenza di un’opposizione, ovvero un gruppo di uomini che ponga una serie di domande con il tentativo di comprendere e di mostrare le lacune di un meccanismo piuttosto che di un’istituzione; un gruppo di uomini che si assuma l’onere di vagliare tutti i possibili effetti collaterali e li esponga, con lo scopo di trasmettere un quadro completo ai cittadini, in una bilancia di pro e contro. Io stesso mi sono trovato spesso a diffidare degli organismi europei e sono d’accordo che non sempre siano stati all’altezza della situazione. Tuttavia, considero dannoso un ideologismo euroscettico, che non scaturisca da una critica sul funzionamento dell’UE, ma da un sovranismo eccessivo, che, con il suo vociare, confonde e dimentica le nuove misure adottate, battendo il chiodo su problematiche ormai obsolete e risolte non certo grazie al suo aiuto. Le critiche portate avanti da Lega e Fratelli d’Italia non si presentano come proposte alternative, ma si delineano nell’intento di combattere un qualsiasi dialogo internazionale, sbandierando un nazionalismo fuori luogo e privo di senso. È stato invece necessario l’intervento di chi, pur ritenendo l’Unione Europea un importante organismo, ha individuato alcune pecche del sistema e si è adoperato per risolverle, senza fare tanto baccano o barricarsi in posizioni nazionaliste. 
Ma del resto non è la prima volta che le fazioni di estrema destra portano avanti una politica in cui l’obiettivo non sia la ricerca di problematiche e il risanamento di queste, ma la distruzione e il sabotaggio dell’opposizione.

Davide Bonacina della redazione Cassandra