McDomus

Il 2021 sta seguendo gli insegnamenti di suo padre VentiVenti, è iniziato col botto: Trump rischia l’impeachment dopo un tentativo di coup d’état e la terza ondata ci tiene il fiato sul collo. È proprio in periodi come questi che bisogna aggrapparsi alle nostre radici. 

Sicuramente, se pensiamo agli antichi romani, il cibo spazzatura è l’ultima cosa che ci viene in mente. Fantastichiamo su una società superiore, una civiltà capace di conquistare interi territori e costruire un’identità nazionale forte. Pensiamo a Cicerone, all’Ars Amatoria di Ovidio. Pensiamo a Catullo. Ma a quanto pare, a Roma c’era anche un McDonald. Chi l’avrebbe mai detto?

Non stiamo parlando di statue bianche, spoglie del loro colore originale; a Pompei sono statirinvenuti degli affreschi coloratissimi, ricchi di quei toni vibranti che abbellivano l’Impero. Gli archeologi hanno trovato una raffigurazione di una ninfa a cavallo, una natura morta, un cane al guinzaglio e dei polli morti pronti per essere cucinati. Queste decorazioni ornavano un termopolio, ovvero un locale dove acquistare cibi pronti: un vero e proprio bancone di street food. Non è stata la società moderna a inventare il mordi e fuggi, quindi. 

È stato recuperato anche del cibo, ma non il cibo degli dei: parliamo di una paella di 2000 anni fa, un po’ di lumache e un pezzo di caprino. Possiamo quasi immaginare un mercante in ritardo che afferra un cartoccio di lumache sgusciate, condite con olio ed erbe, e si prepara per un pranzo in piedi. 

Il termopolio infatti non era un posto per aristocratici. Era riservato a chi non possedeva gli strumenti per cucinare, o comunque per il ceto sociale più basso.

Quel che colpisce però, non è solo la funzione del termopolio. Pompei ha sempre riportato alla luce scoperte mozzafiato, che espandono la cultura e la percezione delle civiltà antiche; e questo termopolio non è un’eccezione. I colori sono rimasti perfettamente intatti: la lava infatti ha protetto il giallo ocra del bancone e tutte le sottili sfumature dell’affresco della ninfa. Il Vesuvio ha conservato tutto, perfino il graffito omofobo “Nicia cineade cacator”, in italiano “Nicia cacatore invertito”. 

Sicuramente il termopolio era un luogo apprezzato e in qualche modo comparabile alle terme: erano posti dove mangiare, ma anche dove conversare, perfino fare affari. Questo ritrovamento ci ha permesso di aprire uno scorcio unico sul quotidiano dell’Antica Roma, e sulla funzione dell’arte ai tempi di Ovidio— bellezza non solo fine a se stessa, ma anche al decoro dei luoghi più semplici, come un banco di street food.

Articolo di Caterina Signorini della redazione Il Lucreziano