In memoria di Luis Sepúlveda

Luis Sepúlveda, giornalista e scrittore, ma più di tutto un uomo cileno, con la sua gentilezza e fantasia riusciva a dipingere delle realtà concrete, lasciando al lettore quell’alone di magia ed entusiasmo che solo una persona sensibile come lui poteva donare: proprio su queste note fondamentali si basa tutta la sua grandezza.

Ebbene, con la stessa penna con la quale raccontava la desolata e cruda vita del Sud America, era capace di farci sentire il calore di casa, ci parlava delle lotte per mare subdole e macchinose concludendo con una fantastica impresa eroica di delfini e l’abbraccio di chi come te combatte per un obbiettivo. I temi dell’ambiente, della politica spregiudicata, di civiltà oscure e meravigliose da prendere con cura, sono ancora oggi molto attuali. L’amore lontano e impostato, allo stesso tempo familiare ed eterno, perfettamente intrecciato a una vicenda complessa e quasi inscardinabile, sono i caratteri di romanzi forse autobiografici ma sicuramente veritieri. 

Il suo essere selvaggio e colto, indubbiamente passionale e tenero, è ciò che l’ha reso ai miei occhi un esempio e un padre. Solo chi con grande maestria è riuscito a vivere sulla propria pelle e raccontare al mondo intero storie sorprendenti, con un entusiasmo che rispecchia la forza giovanile e la testa di un vecchio saggio, avrebbe potuto in contemporanea partorire “storie per bambini” a cui erroneamente additiamo questa etichetta.

Perché si, leggere questi racconti con una mente pensante e un’esperienza alle spalle ci ridona un occhio genuino col quale guardare il mondo, ci concede la speranza di rapporti felici e sogni ancora possibili, ci arma di una corazza forte come il marmo ma anche fresca e leggera come la brezza marina. Non è un caso se queste storie sono indirizzate proprio ai bambini: la responsabilità che si ha nello scrivere e influenzare delle giovani testoline per decenni, lui l’ha portata davvero bene, meritandosela e riconfermandola ad ogni capolavoro.

È quasi logico che proprio lo stesso uomo imbarcato coi marinai ubriachi e che uccideva gli animali nella foresta a colpi di machete sia riuscito a compiere un lavoro così sensibile e delicato. Rivedendomi negli occhi dell’autore posso azzardare a dire che ciò che lo rendeva così speciale era proprio l’emozione che lo ha tenuto vivo tutto questo tempo, e che lo ha reso capace di crearsi un lavoro su misura che rispecchiasse al meglio la sua anima da combattente e sognatore.

Di Angelica della redazione L’Urlo