Il Cinema riparte da Bari: al Bifest é apoteosi Benigni


A cura di Alarico Lazzaro

Alla fine l’undicesima edizione c’è stata, ed é stata un successo, il trionfo della cultura sulla paura ed i timori, dopo che la pandemia Covid-19 rischiava di mettere in ginocchio il mondo dello spettacolo e la complessa “macchina” che muove la cinematografia mondiale.

La cultura della settima arte è ripartita da Bari sotto la direzione magistrale di Felice Laudadio e della presidentessa Margarethe Von Trotta. A Marzo il Bifest avrebbe potuto contare sulla bellezza dei tre teatri cittadini per le proiezioni ed il Petruzzelli che negli ultimi mesi è rimasto tristemente silente ed al buio avrebbe accolto la masterclass di Roberto Benigni seguito da ospiti internazionali quali Ken Loach, Helen Mirren, Taylor Hackford.

È stato un altro festival, ma Roberto lo aveva affermato con sicurezza, “ci sarò promesso” e così è stato. Lo aveva annunciato il 5 agosto scorso, quando il programma venne reso noto e con esso le meravigliose nuove location, al Teatro Margherita le presentazioni dei libri, confermati il Teatro Piccinni e il Cinema Galleria che ha ridato vita all’eterno cinema del maestro Monicelli.

Piazza Prefettura ha ospitato le anteprime internazionali e le grandi premiazioni, tra cui quelle di artisti di spicco del panorama nazionale ed internazionale con Paola Cortellesi, Marco Bellocchio, Gianni Amelio, Benedetta Porcaroli, Roberto Benigni, tra presenze e video saluti al pubblico, con la promessa di potersi riabbracciarci alla prossima edizione e a covid sconfitto.

Infine la suggestiva Arena del castello Svevo, spesso immediatamente sold out per ogni evento, e particolarmente gradita dal pubblico. Il mecenate Federico sarebbe stato fiero di questa scelta.

Ogni proiezione è stata preceduta dalla presenza di coloro che hanno reso possibile la realizzazione dei film, come i fratelli Avati per il “Signor Diavolo”, Luca Gasparini premio miglior montaggio cinematografico nel capolavoro gotico di Roberto De Feo “The Nest- Il Nido”, Massimo Cantini Parrini con il Premio Piero Tosi per la magica realizzazione dei costumi nel Pinocchio del visionario Garrone. 

Ma senza ombra di dubbio il Bifest ha vissuto la propria apoteosi con Roberto Benigni la sera del 29 agosto sul palco di Piazza Prefettura.

Aperta in simpatico dialetto barese e con una vera e propria dichiarazione di affetto e amore al pubblico della città, Roberto Benigni ha conversato per poco meno di un’ora con David Grieco. Numerosi i temi trattati, con le parole di Benigni ed il suo inconfondibile stile a fare da iniezione di positività per il futuro di arte e cultura.

Dalle cene con Francis Ford Coppola, il primo che avrebbe voluto Roberto come Geppetto fino alle lodi tessute per lo stile di Garrone, con il suo nuovo Pinocchio, (fedele alla favola di Collodi) che per la prima volta ha portato nelle sale italiane una pellicola visionaria, dallo stile a tratti macabro, surreale e poetico fino alla colonna sonora fiabesca, con effetti speciali e costumi realizzati in maniera magistrale.

Una menzione speciale anche alla Puglia con Roberto Benigni che ricorda come molte scene del nuovo Pinocchio siano state girate nella magica terra degli ulivi, e che proprio questo faccia da sfondo alle vicende di Gatto e Volpe nella seconda parte del film.

Tra una battuta e l’altra, la suggestione di trasferirsi in Puglia, in qualche ridente paesino, Benigni ricorda il passato, la realizzazione della “ Vita è Bella” , il tour degli Stati Uniti dopo la trionfale notte del marzo 1999, che negli occhi e nei cuori degli amanti del cinema italiano e non, è ancora impressa con quella famosa battuta “Thanks to my parents for giving me the best gift….poverty”, tante risate di sottofondo in un momento di gioia, tante riflessioni che lasciano spazio a come Roberto Benigni abbia davvero saputo valorizzare tutto ciò che ha conquistato durante la sua carriera, ma sempre con grande umiltà e positività, vivendo e respirando la cultura dopo aver avuto una famiglia “povera ma sempre aristocratica”.

Impossibile non menzionare Dante, tra aneddoti e racconti legati al tour di narrazione della Divina Commedia in giro per il mondo, tra America, Asia, Sudamerica, dove il genio del sommo poeta é sempre celebrato con amore e ammirazione.

Per il futuro Roberto Benigni ammette che gli piacerebbe tornare a girare e fare cinema, magari in Puglia, con l’amata moglie Nicoletta Braschi, sua compagna nella vita come nella finzione scenica.

Il Covid ha messo in ginocchio sopratutto il settore artistico, ma anche la vitalità di un Benigni che avrebbe voluto “baciare e abbracciare tutti, anche con il Covid”. Incredibile se si pensa che avevamo potuto ascoltare il genio di Roberto Benigni solo qualche settimana prima che la nostra normalità venisse stritolata dalla morsa del morbo. Sembra un film, ma è la realtà. Una realtà che in una calda notte estiva si incanala sui binari della positività, della cultura e della consapevolezza.

Durante il lockdown Roberto Benigni come molti italiani si è dedicato ad un’immersione totale nel cinema, ha rivisto l’intera filmografia di Fellini e si è soffermato anche sull’amico Woody Allen, che stima Roberto e lo ha citato nella sua  autobiografia, uno tra i pochi registi  capaci di coinvolgerlo in una produzione nel 2012. Roberto Benigni racconta delle lunghe passeggiate a Roma a braccetto, con un aneddoto molto divertente. Una volta un’ambulanza con la sirena accesa aveva riconosciuto i due maestri del cinema attraversare la strada ed i due operatori erano scesi dal veicolo per scattare delle foto salvo poi ripartire. La magia del grande cinema ha anche questi effetti.

Alla fine Roberto Benigni, venuto appositamente da Roma poche ore prima e subito ripartito al termine della sua esibizione viene insignito del premio eccellenza artistica che porta il nome del suo amico e fonte d’ispirazione Fellini oltre che del premio Alberto Sordi per la performance come Geppetto.

Una volta lo stesso Fellini affermò per la voce della Luna.

“Come compagni di viaggio ho scelto Benigni e villaggio, due aristocratici attori, unici ed inimitabili che qualunque cinematografia può invidiarci, penso che siano gli amici ideali per inoltrarsi in un territorio che non ha mappe nè segnaletica”

Sempre nel film “La voce della luna” il maestro Fellini disse che la pellicola era una invocazione al silenzio contro il frastuono della vita contemporanea. Oggi il cinema sta diventando spesso lo specchio delle emozioni,ma sopratutto il frastuono nei confronti di un mondo troppo pigro,silente, ed ignavo su certe tematiche.

Ennesima constatazione di quanto interpreti come Roberto Benigni, incarnino davvero lo spirito della cinematografia e del mondo della cultura, poiché quello no…non si è mai fermato e mai lo farà.