Doente Brasil

Due milioni sono i contagiati di Covid-19 registrati nelle ultime ore in Brasile. Tra questi il presidente Jair Bolsonaro – ormai guarito – che mantiene ciononostante la sua linea di opposizione al lockdown e ad altre misure restrittive. Questa decisione ha avuto conseguenze immediate, tra cui la formulazione di una teoria agghiacciante.

Il presidente Jair Bolsonaro

Lo scrittore e politico brasiliano Frei Betto scrive chiaramente, in una lettera rivolta ai suoi connazionali e al resto del mondo, che “in Brasile sta avvenendo un genocidio”. Un genocidio intenzionale sarebbe quello perpetrato proprio dal presidente Bolsonaro, fautore di una politica “necrofila”.

Sin da febbraio Bolsonaro stesso ha specificato che la priorità del suo governo è la salvaguardia dell’economia – anche a discapito delle vite umane.  La mancata adesione alle linee guida dell’OMS, il rifiuto di importare respiratori e tute di protezione per il personale sanitario, la censura della stampa per evitare la diffusione di notizie sul virus, la quasi totale indifferenza iniziale alla lettura dei numeri delle vittime sono tutte voci che sembrerebbero dare ragione alla teoria per cui l’attuale governo brasiliano abbia intenzioni criminose.

Non solo: le vittime sacrificali sarebbero gli anziani, i portatori di malattie croniche e i poveri (oltre alla crisi sanitaria il Brasile sta affrontando una profonda crisi economica, con oltre 50milioni di brasiliani sotto la soglia di povertà): una vera e propria “pulizia”, che ricorda tetramente quelle perpetrate dai regimi totalitari dello scorso secolo.

Una buona notizia ci viene data dalla scienza: un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Istituto di Scienze Biomediche presso l’Università di São Paulo ha sviluppato un tessuto che, grazie a microparticelle di argento inserite in una miscela di poliestere e cotone, riesce a neutralizzare e uccidere a contatto il virus Covid-19 in appena due minuti. Ancora il tessuto non è sul mercato.

Non solo la pandemia affligge il più vasto Paese dell’America latina: la foresta amazzonica, decimata già dalla scorsa primavera a causa di una serie di incendi, è ancora una volta in serio pericolo. La deforestazione prosegue ad un ritmo esorbitante, sostenuta dallo stesso presidente Bolsonaro contro numerose organizzazioni internazionali. Secondo recenti studi, nell’aprile del 2020 sono andati distrutti 529 chilometri quadrati di foresta amazzonica, il 171% in più rispetto all’aprile 2019. Quest’anno rischia di segnare il definitivo punto di non ritorno per il “Polmone del Pianeta”.