Democrazia e bene comune

L’uomo non vive in solitudine: non è conveniente. 

È molto più funzionale la vita all’interno di una comunità, comunità che, nel nostro caso, è un vero e proprio apparato statale.

Ognuno contribuisce alla crescita dello Stato lavorando, pagando le tasse, sottostando a determinate leggi e, poiché tutti questi sacrifici sono fondamentali per la crescita della comunità, il cittadino riceve un compenso in cambio delle sue azioni. Per esempio, la possibilità di poter accedere liberamente alla sanità, un’istruzione gratuita, servizi pubblici efficienti, pagamenti regolari ed infrastrutture funzionanti. 

Il bene comune dovrebbe essere l’obiettivo principale di uno Stato giusto, lo scopo a cui sono finalizzate tutte le azioni di un governo.

In un momento difficile e incerto, come quello che stiamo vivendo a causa del Covid-19, si manifestano tutte le criticità presenti all’interno di uno Stato: criticità sociali, politiche, economiche, culturali.

Quello in cui viviamo noi, pur non essendo un modello esemplare di Stato efficiente, resta comunque democratico e lascia ampie libertà ai cittadini. Il suo compito è quello di garantire la salute pubblica, rendendo i cittadini consapevoli delle situazioni di rischio senza minimizzare la portata degli eventi, anche di quelli più gravi.

Qual è stato il rapporto dello Stato italiano con la popolazione durante l’emergenza? Tutto è incominciato con una forma di pseudo-negazionismo. I cittadini hanno ricevuto messaggi rassicuranti, in alcuni casi inviti ad uscire di casa e ad affollare i locali. Questi comportamenti, consigliati alla popolazione dopo aver inopportunamente ignorato gli ovvi segnali forniti dalla veloce diffusione del virus, hanno contribuito all’aumento esponenziale del contagio.

Le tendenze negazioniste sono dunque partite dal governo, ma sono state positivamente accolte da gran parte della popolazione, la quale tende ad elaborare e percepire come vero ciò che viene veicolato dai principali mezzi di informazione, come la TV, i giornali e la rete. 

I quotidiani si sono riempiti di titoli rassicuranti, che spronavano a non aver paura e a circolare normalmente e, chiaramente, la diffusione di queste informazioni è stata la causa dell’iniziale inconsapevolezza dei nostri connazionali.

Per quanto il governo possa aver inizialmente sottovalutato l’emergenza Covid-19, non appena la situazione è precipitata e i contagi sono aumentati in maniera preoccupante, è corso ai ripari, chiudendo scuole, bar, locali e, successivamente, le altre attività non indispensabili. Questo comportamento rivela come non ci sia mai stata l’intenzione di chiudere tutto in via precauzionale: ci si è limitati a sperare che non succedesse nulla di grave.

Il governo avrà pure inizialmente negato o sottovalutato, ma cos’ha fatto la maggior parte della popolazione?

Nei giorni precedenti alla chiusura avevamo riempito i locali, affollato le strade, forti e sicuri delle rassicurazioni fatte dal governo.

Avremmo dovuto cambiare direzione, così come l’aveva cambiata la politica, quando in tono pacato ci ha gentilmente (forse troppo) chiesto di rimanere a casa.  

La maggior parte della popolazione invece ha continuato a circolare, facendo salire il numero degli infetti.

L’episodio più immorale ed egoista tuttavia, è stato l’esodo avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 marzo: tantissimi studenti e lavoratori originari del Sud o, semplicemente, persone con parenti nel meridione, si sono riversati in massa alla stazione di Milano Centrale, stipandosi all’interno dei compartimenti, cercando di scappare dal virus e finendo, in alcuni casi, per contrarlo, anche a causa della loro ovvia imprudenza.

Le regioni del Sud hanno un sistema sanitario meno efficiente di quello lombardo, piemontese o veneto, e favorire la diffusione del virus, in particolare in zone in cui gli ospedali si saturano così facilmente, è in un certo senso un atto criminale.

L’epidemia non ha portato alla luce solo le spaccature politiche e la vergogna dei tagli alla sanità, ma anche l’individualismo e la mancanza di senso civico propri di molti italiani.

Le tendenze individualiste e la vita in comunità sono due cose che non possono coesistere: o si vive per sé, senza beneficiare di tutti i vantaggi che uno Stato può fornire, o si persegue, come cittadini, il bene comune e si agisce per proteggere l’unità statale.

L’irresponsabilità di alcuni cittadini italiani ha messo in pericolo la sicurezza di tutti.

È sterile parlare di libertà personali rapportandole al diritto di non essere confinati in casa in una situazione emergenziale.

La tutela della salute pubblica è un diritto; di conseguenza, metterla a rischio, facendo circolare la popolazione è, questo sì, una limitazione della libertà collettiva.

Contagiare, rischiando di far morire i propri nonni o genitori non rientra tra le azioni che un cittadino dovrebbe poter essere libero di compiere. 

Ma a questo punto uno Stato, che si trova a governare un certo numero di cittadini che mettono in pericolo la comunità, cosa deve fare?

Prima della limitazione degli spostamenti venivano trasmessi e commentati, a volte con intenzioni diffamatorie, video che testimoniavano le azioni di coercizione esercitate dalle autorità cinesi sui civili residenti nella provincia dell’Hubei che si allontanavano dalle proprie abitazioni.

Ha suscitato indignazione la notizia di un uomo fucilato per aver violato la quarantena e investito con un’auto gli agenti ad un posto di blocco; si guardavano con orrore i video delle autorità armate che, con la forza, obbligavano le persone a non girare per la strada.

La situazione cinese è sicuramente diversa da quella italiana e le misure di controllo sociale sono molto più attive e “decise”, tuttavia, anche qui, in Italia, abbiamo gli strumenti e le leggi necessarie per tutelare la salute pubblica.

La noncuranza della democrazia è l’anticamera della dittatura o della disgregazione sociale.

Uno Stato di diritto democratico ha tutto ciò che occorre per difendere i suoi cittadini. Possiede leggi rigorose, ma metodi di applicazione più umani e ugualmente efficaci.

È importante che la popolazione si impegni per perseguire il bene comune così come lo fa lo Stato, qualunque sia la sua forma di governo. La situazione creata dal Covid-19 ha fatto emergere l’enorme ignoranza, nel senso più letterale del termine, che alberga nelle case di molti nostri connazionali. Per quel che riguarda l’apparato statale è divenuta ancor più lampante la tendenza (o, almeno, la tentazione) della politica di sfruttare nella maniera più vantaggiosa questa ignoranza diffusa. 

Nel momento in cui la democrazia non fornisce risposte sufficienti, i cittadini le cercano in qualcos’altro. Quando i problemi si ignorano o non si ha il polso sufficiente per affrontarli, la popolazione, specialmente durante situazioni emergenziali, in cui è spaventata e confusa, è disposta a credere a tutto ciò che possa somigliare ad una soluzione.

Per queste ragioni è fondamentale tutelare sempre l’interesse comune. La democrazia può, e deve, farsi garante del bene comune, più di ogni altra forma di governo.

Noi abbiamo avuto più tempo per prepararci e nonostante ciò non abbiamo fatto nulla per prevenire il disastro e, in tal senso, non abbiamo alcuna giustificazione.

Una democrazia vera, presente, interessata ai suoi cittadini, applica le sue leggi in maniera fiscale e rigida.

Laddove la democrazia non risponde alle domande dei suoi cittadini, lascia il posto al totalitarismo, alla dittatura, sistemi terribili ed ingannevoli, che promettono senza mai rispettare la parola data.

Il governo italiano non ha agito come uno Stato davvero efficiente, non ha agito come una democrazia pronta, in ogni caso e in ogni modo, a proteggere i suoi cittadini e molti Italiani non si sono interrogati minimamente su questo. Il concetto stesso di Stato democratico manca, lo si confonde e lo si interpreta troppo spesso in maniera errata.

Tutelarci è un dovere dello Stato e noi, come cittadini, dobbiamo proteggere l’apparato statale, noi stessi e tutti coloro che vivono nella nostra comunità.

Durante questa emergenza né lo Stato italiano né gli Italiani si sono comportati come avrebbero dovuto e il prezzo che abbiamo pagato, che stiamo pagando (e che pagheremo) è stato, è (e sarà) mostruoso.

Lavinia Pennacchini