Attentato a Teheran, morto il presunto capo del programma nucleare iraniano.

Venerdì pomeriggio, a pochi chilometri da Teheran, un blitz ferisce Mohsen Fakhridazeh, importante scienziato iraniano considerato la mente del programma nucleare del paese, diretto in auto verso il nord del paese, inutile il tempestivo intervento medico, l’uomo muore poco dopo.

Il programma, formalmente condotto strettamente a scopi pacifici e civili, è da anni fonte di gravi tensioni tra Iran e altre nazioni, in particolare Israele e Stati Uniti.

L’attentato ha scatenato in pochi minuti le reazioni dei più importanti politici iraniani: il ministro degli esteri Mohammad Zarif si è espresso tramite Twitter definendo l’attentato “una vigliaccheria, con serie indicazioni di un ruolo israeliano, che dimostra disperazione guerrafondaia da parte degli autori” e ha richiesto alla comunità internazionale e all’Unione Europea di “abbandonare i loro vergognosi doppi standard e di condannare il fatto come un atto di terrorismo di Stato”. Poco dopo anche il presidente Rouhani si è pronunciato a riguardo, promettendo una reazione dell’Iran al momento opportuno. In breve, l’Iran giura di vendicare lo scienziato. Tre fonti del New York Times confermanoil ruolo dell’intelligence israeliana, tuttavia l’attentato per ora non è stato rivendicato e non è detto che questo succeda nei prossimi giorni. 

L’omicidio è stato subito associato ai quattro attentati a scienziati nucleari iraniani avvenuti nel periodo fra il 2010 e il 2012, dei quali Israele è ritenuto responsabile. 

Fakhridazeh, la cui vita è sempre stata tenuta relativamente segreta, era stato menzionato nel 2018 dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una conferenza stampa tenutasi per divulgare alcuni documenti sottratti a Teheran dal Mossad; Netanyahu aveva detto di lui “segnatevi questo nome”.

Sempre nel 2018 il presidente americano Donald Trump aveva ritirato gli USA dall’accordo nucleare iraniano, cambiando radicalmente direzione per quanto riguarda la politica estera rispetto al predecessore Barack Obama, il quale aveva firmato l’accordo nel 2015. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si è dichiarato durante la campagna elettorale propenso a rientrare nell’accordo, riprendendo la linea intrapresa da Obama.

A pochi giorni dall’avvenuto è difficile giudicare le conseguenze che questo potrebbe avere, sia sui rapporti tra Iran e Israele, che su quelli tra Iran e Stati Uniti, oltre a quelle sul progresso nucleare da parte dell’Iran.
Articolo di Maddalena Costa della redazione L’Urlo di Alfieri