A chi v’ascolta

Lascio che la pelle si laceri

Sotto colpi inferti per gioco.

Carne sanguinolenta; parlatemi,

Ma che non sian parole da poco.

Nessun giovare donano,

Se non tediosa attesa

Ma un dir, sgraziato e vano,

che fa pugno la man tesa.

Ammutolitevi,

Ascoltate il savio vento,

Che carezzevole per evi

mai fu tramestio del sento

Non sporca il suo frusciare

Di stupide parole

Ma sfiora le indisturbate

Foglie tristi e riservate.

Sguardi fuggevoli,

Dei disattenti il parlare appare

Sgraziato e mutevole,

Macchiano l’aria di spregevole.

Non studiano loro,

Delle foglie danzanti l’arte

Di cogliere, al volo,

L’occhio dalla lor parte.

Maleducati ingerenti,

Mentre continuano le diatribe

Tra nostalgia e avvilimenti,

le altre disegnano scrigni di invisibile poesia.

Alle inesorabili non più nuoce

La leggerezza del pronunciato

ma al lor dir carezzano un noce,

Schivano agile il non pensato.

Annalaura Costantino – Il Severino, Voghera